Voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto
qui, niente di eccezionale: solo tre storie. La prima
storia è su una cosa che io chiamo 'unire i puntini'
di una vita. Quand'ero ragazzo, ho abbandonato l'università,
il Reed College, dopo il primo semestre. Ho continuato
a seguire alcuni corsi informalmente per un altro anno
e mezzo, poi me ne sono andato del tutto. Perché
l'ho fatto? è iniziato tutto prima che nascessi.
La mia mamma biologica era una giovane studentessa universitaria
non sposata e quando rimase incinta decise di darmi
in adozione. Voleva assolutamente che io fossi adottato
da una coppia di laureati, e fece in modo che tutto
fosse organizzato per farmi adottare sin dalla nascita
da un avvocato e sua moglie. Però, quando arrivai
io, questa coppia - all'ultimo minuto - disse che voleva
adottare una femmina. Così, quelli che poi sarebbero
diventati i miei genitori adottivi, e che erano al secondo
posto nella lista d'attesa, ricevettero una chiamata
nel bel mezzo della notte che gli diceva: "C'è
un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete?".
Loro risposero: "Certamente!". Più
tardi la mia mamma biologica scoprì che questa
coppia non era laureata: la donna non aveva mai finito
il college e l'uomo non si era nemmeno diplomato al
liceo. Allora la mia mamma biologica si rifiutò
di firmare le ultime carte per l'adozione. Poi accettò
di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi
promisero formalmente che un giorno io sarei andato
al college. Questo è stato l'inizio della mia
vita.
Così, come stabilito, parecchi anni dopo, nel
1972, andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno
troppo costoso, e tutti i risparmi dei miei genitori
finirono per pagarmi l'ammissione e i corsi. Dopo sei
mesi non riuscivo a trovarci nessuna vera opportunità.
Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della
mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi
a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti
quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte
lavorando per tutta una vita.
Così decisi di mollare e di avere fiducia, che
tutto sarebbe andato bene lo stesso.
Era molto difficile all'epoca, ma guardandomi indietro
ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che
abbia mai preso in vita mia.
Nel momento in cui abbandonai il college, smisi di
seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai
invece a entrare nelle classi che trovavo più
interessanti.
Non è stato tutto rose e fiori, però.
Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero
costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei
amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie
di Coca-Cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito
e potermi comprare da mangiare. Una volta la settimana,
alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso
la città per avere finalmente un buon pasto al
tempio degli Hare Krishna: l'unico della settimana.
Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità
e la mia intuizione è risultato essere senza
prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio.
Il Reed College all'epoca offriva probabilmente i migliori
corsi di calligrafia del Paese. In tutto il campus ogni
poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a
mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato
i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe
di calligrafia per imparare a scrivere così.
Fu lì che imparai i caratteri con e senza le
'grazie', capii la differenza tra gli spazi che dividono
le differenti combinazioni di lettere, compresi che
cosa rende grande una stampa tipografica del testo.
Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è
in grado di offrire, perché era bello, ma anche
artistico, storico, e io ne fui assolutamente affascinato.
Nessuna di queste cose, però, aveva alcuna speranza
di trovare un'applicazione pratica nella mia vita. Ma
poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare
il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo
utilizzammo per il Mac. è stato il primo computer
dotato di capacità tipografiche evolute. Se non
avessi lasciato i corsi ufficiali e non avessi poi partecipato
a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente
mai avuto la possibilità di gestire caratteri
differenti o spaziati in maniera proporzionale. E dato
che Windows ha copiato il Mac, è probabile che
non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle
capacità. Se non avessi mollato il college, non
sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia
e i personal computer potrebbero non avere quelle stupende
capacità di tipografia che invece hanno. Certamente,
all'epoca in cui ero al college era impossibile per
me 'unire i puntini' guardando il futuro. Ma è
diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando
ho potuto guardare all'indietro.
Insomma, non è possibile 'unire i puntini' guardando
avanti; si può unirli solo dopo, guardandoci
all'indietro. Così, bisogna aver sempre fiducia
che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno
unire. Bisogna credere in qualcosa: il nostro ombelico,
il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Perché
credere che alla fine i puntini si uniranno ci darà
la fiducia necessaria per seguire il nostro cuore anche
quando questo ci porterà lontano dalle strade
più sicure e scontate, e farà la differenza
nella nostra vita. Questo approccio non mi ha mai lasciato
a piedi e, invece, ha sempre fatto la differenza nella
mia vita.
La mia seconda storia è a proposito dell'amore
e della perdita
Io sono stato fortunato: ho scoperto molto presto che
cosa amo fare nella mia vita. Steve Wozniak e io abbiamo
fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori
quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente
e in dieci anni Apple è diventata - da quell'aziendina
con due ragazzi in un garage che era all'inizio - una
compagnia da 2 miliardi di dollari con oltre 4 mila
dipendenti.
Nel 1985 - io avevo appena compiuto 30 anni e da pochi
mesi avevamo realizzato la nostra migliore creazione,
il Macintosh - sono stato licenziato.
Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai
creato? Beh, quando Apple era cresciuta, avevamo assunto
qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità
per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno
le cose erano andate molto bene. Ma poi le nostre visioni
del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine
abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il
consiglio di amministrazione si schierò dalla
sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera
plateale. Quello che era stato il principale scopo della
mia vita adulta era saltato e io ero completamente devastato.
Per alcuni mesi non ho saputo davvero cosa fare. Mi
sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori
prima di me; come se avessi lasciato cadere la fiaccola
che mi era stata passata. Era stato un fallimento pubblico
e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare
via dalla Silicon Valley.
Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in
me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere
degli eventi con Apple non aveva cambiato di un bit
questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato.
E per questo decisi di ricominciare da capo.
Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato
licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi
potesse succedere. La pesantezza del successo era stata
rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante,
senza più certezze su niente. Mi liberò
dagli impedimenti, consentendomi di entrare in uno dei
periodi più creativi della mia vita.
Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda
chiamata NeXT e poi un'altra chiamata Pixar, e mi innamorai
di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia
moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare
il primo film in animazione digitale, 'Toy Story', e
adesso è lo studio di animazione di maggior successo
al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi,
Apple ha comprato NeXT, io sono tornato ad Apple e la
tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale
rinascimento di Apple. Mia moglie Laurene e io abbiamo
una splendida famiglia. Sono sicuro che niente di tutto
questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato
da Apple. è stata una medicina molto amara, ma
ritengo che fosse necessaria per il paziente.
Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in
testa. Non bisogna perdere la fede, però. Sono
convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare
tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Bisogna
trovare quel che amiamo. E questo vale sia per il nostro
lavoro che per i nostri affetti. Il nostro lavoro riempirà
una buona parte della nostra vita, e l'unico modo per
essere realmente soddisfatti è di fare quello
che riteniamo essere un buon lavoro. E l'unico modo
per fare un buon lavoro è amare quello che facciamo.
Chi ancora non l'ha trovato, deve continuare a cercare.
Non accontentarsi. Con tutto il cuore, sono sicuro che
capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi
storie d'amore, diventerà sempre migliore mano
a mano che gli anni passano. Perciò, bisogna
continuare a cercare sino a che non lo si è trovato.
Senza accontentarsi.
La terza storia è a proposito della morte.
Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava
più o meno così: "Se vivrai ogni
giorno come se fosse l'ultimo, un giorno avrai sicuramente
ragione". Mi colpì molto e da allora, negli
ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio
chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della
mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?".
E ogni qualvolta la risposta è no per troppi
giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che
deve essere cambiato.
Ricordarmi che morirò presto è il più
importante strumento che io abbia mai incontrato per
fare le grandi scelte della vita. Perché quasi
tutte le cose - tutte le aspettative di eternità,
tutto l'orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati
o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all'idea
della morte, lasciando solo quello che c'è di
realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire
è il modo migliore che io conosca per evitare
di cadere nella trappola di chi pensa che abbiamo sempre
qualcosa da perdere. Siamo già nudi. Non c'è
ragione, quindi, per non seguire il nostro cuore.
Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato
un cancro. Ho fatto la Tac alle sette e mezzo del mattino
e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas.
Prima non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas.
I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che
era quasi sicuramente di tipo incurabile, che sarei
morto entro i prossimi tre, al massimo sei mesi. Quindi
sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei
affari (che è il codice dei dottori per dirti
di prepararti a morire). Questo significa prepararsi
a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che
pensavi di poter dire loro in dieci anni. Questo significa
essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo
tale che per la tua famiglia sia il più semplice
possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi
addio.
Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto
il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia,
cioè il risultato dell'analisi effettuata infilando
un endoscopio giù per la mia gola, attraverso
lo stomaco sino agli intestini, per inserire un ago
nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore.
Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là
- mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule
sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché
è saltato fuori che si trattava di un cancro
al pancreas molto raro e curabile con un intervento
chirurgico. Ho fatto l'intervento chirurgico e adesso,
per fortuna, sto bene.
Questa è stata la volta in cui sono andato più
vicino alla morte e spero che sia anche l'unica per
qualche decennio. Essendoci passato attraverso, adesso
posso parlarvi con un po' più di cognizione di
causa di quando la morte per me era solo un concetto
astratto
Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono
andare in paradiso, in realtà non vogliono morire
per andarci. Ma la morte è la destinazione ultima
che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai
sfuggito. Ed è così come deve essere,
perché la morte è con tutta probabilità
la più grande invenzione della vita. è
l'agente di cambiamento della vita. Spazza via il vecchio
per far posto al nuovo.
Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo
sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci
intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo
i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo
che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra
voce interiore. E, cosa più importante di tutte,
dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore
e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno
che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto
è secondario.
Quando ero un ragazzo, c'era un giornale incredibile
che si chiamava 'The Whole Earth Catalog', praticamente
una delle bibbie della mia generazione. è stata
creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a
Menlo Park, e Stewart ci aveva messo dentro tutto il
suo tocco poetico. è stato alla fine degli anni
Sessanta, prima dei personal computer e del desktop
publishing, quando tutto era fatto con macchine per
scrivere, forbici e foto Polaroid. è stata una
specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni
prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente,
traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.
Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di
'The Whole Earth Catalog' e quando arrivarono alla fine
del loro percorso, pubblicarono l'ultimo numero. Era
più o meno la metà degli anni Settanta.
Nell'ultima pagina di quel numero finale c'era la fotografia
di una strada di campagna di prima mattina, il tipo
di strada dove potreste trovarvi a fare l'autostop se
siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto
c'erano le parole: 'Stay Hungry. Stay Foolish', siate
affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio.
Stay Hungry. Stay Foolish: io me lo sono sempre augurato
per me stesso. E adesso lo auguro a voi. Stay Hungry.
Stay Foolish.
(traduzione di Antonio Dini, tratto da espresso.repubblica.it) |